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… sulla scheda marrone, e io vi ringrazio! E’ stato un risultato inaspettato quello che mi avete garantito. In poco tempo e con pochi mezzi ho potuto raccogliere il vostro consenso. Grazie davvero! In Europa andranno altri, ma ciò non toglie che mi resta la responsabilità che mi avete affidato, cioè quella di essere un tramite per la vostra voce, per la nostra voce, perchè l’Europa sia comunque più forte e più vicina. State certi, non ho alcuna intenzione di disperdere questo vostro regalo; sarò attenta e vigile sui temi che ritengo siano fondamentali per un contributo efficace in Europa. Avremo tante altre occasioni per incontrarci e confrontarci. E’ un’opportunità che non ho alcuna intenzione di tralasciare.
Grazie ancora, e di cuore!
Natalia Maramotti
Care amiche, cari amici
siamo all’appello al voto!
Avrete ricevuto montagne di carta e di sollecitazioni, io scelgo la rete, quanto meno contribuisco ad evitare sprechi di materiale cartaceo.
Se quello che dico non vi interessa basta un clik sul mouse ….e tutto si dissolve.
Ma andiamo al tema.
Ho condotto una campagna elettorale fatta di incontri con le persone: è stata, comunque vada, un’importante esperienza umana e soprattutto politica.
Mi sono convinta che il “nostro” popolo sappia bene descrivere il PD che vorrebbe, ne conosca i tratti identitari: un partito capace di decidere, con una classe dirigente coesa e non impegnata a contemplare il proprio ombelico, ma concentrata - nervi cervello e cuore -, a comprendere i bisogni delle persone che intende rappresentare, delle quali vuole aggregare il consenso.
Un partito che continua a stare nelle piazze, dove trova la gente, disposto ad esporsi alle intemperie, che si riunisce tra 4 muri quando bisogna discutere e poi decidere, senza paura! Un partito laico, come dice il suo manifesto dei valori, ma non laicista, fatto di una classe dirigente che fa della politica la sua passione, non la sua professione.
Un partito che usa il merito come selezione delle propria classe dirigente, e su questo ultimo tema richiamo la vostra attenzione.
La campagna elettorale non garantisce pari opportunità dei singoli candidati e candidate. C’è, tra i candidati dei diversi partiti, chi dispone di una potenza di fuoco misurabile in termini economici, che consente una presenza ed un conseguente consenso capaci di prescindere dalla sostanza di ciò che si propone. Purtroppo non va nel senso della parità di trattamento pure la decisione del Partito Democratico, appresa dalle pagine dell’Unità, di garantire un sostegno economico solo a 9 candidate su 27, sulla base di una preventiva valutazione di presunta maggiore eleggibilità. Credo che non sfugga il dato politico assai più grave della disparità di trattamento: realizzando di fatto una discriminazione tra le candidate, si cambiano le regole in corsa, si fa una scelta anticipata, e si può favorire un dirottamento delle preferenze.
Vengo al dunque.
Ho fatto una campagna sui temi che mi stanno a cuore: lavoro, sostenibilità dello sviluppo, tutela dell’agricoltura e dell’ambiente, valorizzazione delle differenze, anche come strumenti di garanzia della coesione sociale, non ho “fritto” aria in polpette, ho portato nella campagna le competenze e le posizioni che ho da anni, credo con totale coerenza.
Se avete seguito la mia campagna, se ne condividete l’impostazione, se pensate che sia importante avere una rappresentante in Parlamento che sia vigile e competente sui temi del lavoro e della parità di opportunità per tutti in un’Europa divenuta nell’ultimo decennio sempre più diseguale, vi chiedo di sostenermi accordandomi la vostra preferenza, al 100%.
Ricordo a tutti noi che la sovranità spetta al popolo che la esercita nelle forme e nei modi previsti dalla legge. Sovranità popolare significa evitare che sia il Partito a fare lo spoglio anticipato delle schede e decidere chi vincerà.
Se condividete, se credete che sia meritevole della vostra fiducia, vi prego di inviare questa mail ad altri / altre votanti; infatti a chi non fa parte dell’élite che dispone di denaro e di visibilità mediatica, non resta che una campagna in “stile Obama”… anche se purtroppo il tempo stringe!
L’appello finale è rivolto a accordare la vostra preferenza comunque al Partito Democratico! C’è bisogno in Europa di uno schieramento progressista forte per definire un altro modello di sviluppo, dove non siano finanza e mercati a decidere il futuro di milioni di donne e uomini; c’è bisogno che l’Europa non sia solo un mercato di mezzo miliardo di persone, ma un soggetto politico credibile, capace di una sola voce: il tema è serio e ha a che fare con il nostro progresso o con il nostro declino.
Infine a chi, anche per colpa del nostro Partito, si è allontanato dalla politica e non vuole accordarci più fiducia, vi chiedo di dire che l’ignavia non porta da nessuna parte, è tempo di sporcarsi le mani, non di fare il gran rifiuto, la politica cambia a partire da no:, non sarà che alla disillusione facciano poi seguito il disimpegno e il qualunquismo?
I modelli totalitari sorgono sempre quando al crepuscolo “tutti i gatti sono bigi”.
Grazie per avermi dedicato 5 minuti del vostro tempo, confido nel vostro sostegno e chiedetemi conto di ciò che farò, perchè un incarico politico è un munus, un onore e un onere, e io ho ben presenti entrambi i lati della medaglia.
Un caro saluto.
Natalia Maramotti
Candidata al Parlamento Europeo
Per il Partito Democratico

Nei giorni scorsi ho raccolto l’invito del Segretario del Circolo di Voltana, in Romagna, Enrico Marangoni, ma soprattutto ho incontrato tutta la frazione di Piangipane, un luogo bellissimo in provincia di Ravenna grazie a Lorenzo Magnani, e Patrizia Strocchi, Amministratore del Circolo locale, che mi hanno appositamente cercata. Infatti il PD di Piangipane ha deciso di seguire l’invito promosso da Dario Franceschini di votare anche donna tra le preferenze in Europa, e ha voluto conoscermi, “perché aveva individuato nel mio profilo una interessante candidatura”. Un bellissimo incontro, di quelli che ti riempiono il cuore: una comunità di gente particolarmente vivace nel dibattito e libera nel pensiero e nella volontà di voler affermare le proprie idee e i propri diritti. Così davanti ad un bel piatto di strozzapreti fatti in casa, che ho apprezzato tantissimo, abbiamo parlato di politica, di Europa… e di Piangipane. Ho scoperto la storia del Teatro Operaio di Piangipane, che è stato recuperato al suo splendore originario grazie agli stessi abitanti della frazione e alla costituzione di una Fondazione ad hoc. Qui tutti si ritrovano, recitano, e nella pausa dello spettacolo mangiano insieme. Piangipane è un luogo dove si discute, ci si diverte e il livello di civiltà è quello che una qualsiasi comunità dovrebbe auspicare. Ho promesso loro che sarei tornata, al di là del risultato elettorale, perchè – abbiamo convenuto insieme – non ha alcun senso vedersi una o due volte per conquistarsi un voto: la politica è fatta di scambi di incontri, altrimenti non ha senso di esistere.
La bella serata di mercoledì 4 giugno l’ho trascorsa a San Martino in Rio (RE), in compagnia del Segretario dell’Unione Provinciale Giulio Fantuzzi, del mio amico Lorenzo Romoli, di Anna Zippa, che ha coordinato l’incontro, del segretario del Circolo PD Flavio Marcello Avantaggiato, del Sindaco Oreste Zurlini, e di tante persone che sono passate ad ascoltare e a porre domande.
Abbiamo parlato di molte cose, una su tutte: l’Europa, il luogo naturale per discutere di occupazione femminile, grazie anche alle serie e precise linee contenute nel IV pilastro della Strategia di Lisbona 2012, dedicato alle pari opportunità. In Europa sanno che le indicazioni per una concreta attuazione della presenza femminile nei luoghi di lavoro passano da strategie di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sia per incrementare l’occupazione tout court, sia per rafforzare il capitale umano e sociale dell’intero continente. Noi - come sapete - non siamo messi molto bene. L’Italia registra i tassi più alti di povertà infantile in Europa, i tassi più bassi di occupazione femminile, i tassi più bassi di natalità, tutti infausti primati che danneggiano economia e società. Il mio impegno in Europa – l’ho già ribadito in più sedi – va proprio in questa direzione, perché sento viva la necessità di un intervento forte nel nostro Paese, perché senza una seria inversione di tendenza sul tema del lavoro e delle opportunità saremo inesorabilmente condannati al declino.
Mi ha particolarmente impressionata la testimonianza di Giulio Fantuzzi, che l’Europa l’ha vissuta da parlamentare e che ha posto l’attenzione sulla grande capacità tecnica dei funzionari impegnati a Bruxelles, sulle loro alte competenze, sull’impegno e sull’umiltà necessari a maturare conoscenze e capacità – come quelle assunte da Fantuzzi in ambito agricolo -, grazie al lavoro all’interno delle Commissioni. L’Europa funziona, si dota di funzionari seri, e alla politica non si fanno sconti. Un luogo che mi piace, l’Europa.
 La decapitazione di Olympe de Gouges (fonte iconografica: Wikipedia)
Oggi è la Festa della Repubblica, una ricorrenza importante, di grande valore per l’intero Paese perché ricorda l’inizio della storia democratica dell’Italia, sorta dalle ceneri del sacrificio di tanti uomini e donne che hanno dato la propria libertà e la propria vita con grande generosità, pensando alle generazioni a venire: le italiane e gli italiani scegliendo col loro voto la Repubblica, dimostrarono di aver compreso a pieno questo messaggio.
Il 2 giugno 1948 avvenne un altro grande atto di democrazia: per la prima volta votarono anche le donne alle quali furono riconosciute la pienezza e la dignità dei propri diritti.
Da allora molta strada è stata fatta. Bisogna riconoscere che il Partito Democratico fin dalla sua nascita ha preso degli impegni per conferire alle donne un ruolo paritario, come testimoniano le regole che tale organizzazione politica si è data nel complesso: “il Partito Democratico assicura le risorse finanziarie per promuovere la partecipazione attiva delle donne alla politica” (Statuto Nazionale, art. 1 comma 3 –omissis); “le candidature a Segretario nazionale vengono presentate in collegamento con liste di candidati a componente dell’Assemblea nazionale. Nella composizione di tali liste devono essere
rispettate la pari rappresentanza e l’alternanza di genere “ (Statuto Nazionale, art. 9 comma 7); “il Regolamento quadro di cui all’articolo 18, comma 3, nel disciplinare le diverse modalità di selezione democratica dei candidati per le assemblee elettive deve attenersi anche al principio di democrazia paritaria tra donne e uomini” (Statuto Nazionale, art 19 punto b).
L’evoluzione della società però ci dimostra che tutto ciò non basta, che le donne e la democrazia faticano ad andare a braccetto. Nello splendore culturale e filosofico dell’allora ellenica Alessandria d’Egitto, viveva Ipazia, una donna colta: matematica, filosofa e astronoma. Ipazia di Alessandria scelse – come diversi uomini del tempo – di dedicare la propria vita alla filosofia, al logos, al dialogo con gli uomini e le donne della sua città. Ipazia venne uccisa dai monaci cristiani, rea in quanto donna di liberare il suo pensiero tra la gente, rea di pensare con la propria testa.
Più di mille anni dopo, nella Francia rivoluzionaria di fine XVIII secolo, a rimetterci le penne fu Olympe de Gouges, che ai maschi rivoluzionari dichiarò di averne abbastanza dei Diritti dell’uomo e stese i Diritti della Donna e della Cittadina, rivendicando in particolare l’uguaglianza tra uomini e donne, la richiesta di istruzione, diritti civili e politici per il genere femminile. Olympe fu decapitata: la maggior parte dei rivoluzionari francesi non approvava le rivendicazioni di genere. Le donne ignoranti e a casa, a servizio e a far figli.
Ipazia e Olympe parlavano troppo, rivendicavano troppo, pretendevano troppo per essere donne. Queste due storie ci dicono da dove veniamo, e le ho volute ricordare perché trovo ancora difficile una competizione politica reale e aperta tra uomini e donne, anche se ci provo ad andare per strada, parlare di politica e mettermi alla pari, come hanno fatto Ipazia e Olympe.

Oggi, domenica 31 maggio, ho ricevuto un invito insolito, che ho accettato con gratitudine e curiosità. La comunità sick del nord Italia si è ritrovata nel grande tempio di Novellara a Reggio Emilia per un’importante festa religiosa, ed ho avuto la possibilità di fare un intervento in pubblico e scambiare due chiacchiere con alcuni di loro.
Si tratta di una comunità molto numerosa - come è noto - anche dalle nostre parti, dove è particolarmente impegnata nell’attività di governo del bestiame, nell’industria di trasformazione lattiero - casearia, e in tutti quei lavori di fatica nei quali “ci si sporca le mani”, che vedono sempre meno italiani coinvolti.
Abbiamo parlato di politica e si sono detti molto favorevoli al progetto del Partito Democratico. Mi hanno raccontato che quando vedono Bossi in TV cambaino canale, perchè si sentono offesi, che il clima dell’avvicendamento dei Governi muta sensibilmente anche per loro, più in difficoltà a rinnovare permessi e documentazione durante i Governi di centro destra. Conoscono la politica italiana, sono informati. Molti vorrebbero diventare cittadini italiani al più presto: lavorano da parecchi anni in Italia, hanno qui le famiglie, permessi di soggiorno regolari, pagano le tasse. Una parte ha già conquistato la cittadinanza, e tanti sono anche gli aventi diritto, che stanno aspettando da tempo una conferma, in barba alle tortuosità della burocrazia. Uno di loro mi ha raccontato che è ben consapevole che lo schieramento di centrosinistra - soprattutto tramite l’azione dei governi locali - li riconosce come comunità, li rispetta, li aiuta, e gli scambi sono frequenti e proficui.
Ho parlato loro di diritti e opportunità, ho detto che tutti gli italiani devono riconoscere il loro impegno sul lavoro e la loro volontà di rispettare le regole della nostra società. Ho ricordato che quella del popolo sick è una presenza preziosa per il Paese e in particolare per l’agricoltura. Ho promesso loro - come a tanti altri - che sarei tornata a trovarli, per non lasciare solo l’impressione di meteora elettorale, ma a sottolineare che l’integrazione e la reciproca conoscenza si costruiscono a piccoli e costanti passi.
Ho detto infine che esiste solo una razza, quella umana: che se ci feriamo, sanguiniamo tutti allo stesso modo, se siamo tristi, piangiamo allo stesso modo, se felici, spunta a tutti noi il medesimo sorriso.
Questa mia esperienza di candidatura in Europa mi permette di incontrare molta gente, e mi fa piacere constatare che dagli incontri con le persone scaturisce una notevole maturità del popolo del Partito Democratico, che ha un’idea precisa della propria identità. La base, i nostri iscritti, i simpatizzanti sanno bene di quali colori dipingere il quadro della nostra comune identità: vogliono un partito che sappia decidere e che non abbia paura di prendere posizione, che dia spazio alle proposte politiche, ma non alle divergenze che creano confusione e astio. C’è voglia di sentir parlare dei temi quotidiani ed etici che stanno a cuore delle persone, come la questione lavoro al tempo della crisi e le prospettive future, il dopo crisi, i modelli di sviluppo e di crescita, le opportunità offerte dalla green economy.
C’è una forte richiesta da parte del popolo del PD agli organismi dirigenti di tutti i livelli di avere la capacità di prendere precise posizioni: è gente che non vuol sentire “friggere l’aria”, sono persone generose che assicurano grande riscontro a chi mostra di avere competenza e idee.
Sono tanti gli aspetti che vado imparando dagli incontri di queste settimane, ma uno fra tutti lo ritengo prioritario: questo è un partito che ha bisogno di uscire dalle quattro mura delle canoniche sedi, e trovare la voglia e lo spazio per lunghi e sistematici “bagni di folla”, che lo mettano sempre più in una stretta relazione con la sua gente, deve andare a stanarla.
Le persone faticano a venire dove noi siamo; siamo noi che dobbiamo imparare ad andare dove loro sono. Tutte quelle e quelli che ho conosciuto, con cui ho parlato, dalle città alle più sperdute frazioni dell’Emilia e della Romagna, mi hanno chiesto di tornare da loro, a parlare di lavoro, ambiente, crisi economica, hanno chiesto di sapere di più come funziona l’Europa: non è vero che l’Europa non interessa, siamo noi che non la rendiamo interessante, perché disabituati a parlarne.
Dobbiamo imparare ad essere un partito che sappia dare una rappresentanza politica del lavoro, in tutti i suoi ambiti, che sono in continuo mutamento, perché la ripartizione tradizionale non regge più secondo i canoni cristallizzati del lavoro subordinato. Oggi ci sono tanti imprenditori di se stessi – spesso più per obbligo che per scelta -, e il popolo delle partite IVA non possiamo dimenticarlo, non possiamo non sentirlo nostro, perché sono persone con la stessa dignità e con gli stessi diritti dei lavoratori dipendenti. Dobbiamo ripensare attraverso il consenso degli attori del mondo del lavoro anche le sue regole, per ricostruire un quadro normativo più giusto e più capace di riconoscere quell’autonomia economica fondamentale per l’esercizio di tutti gli altri diritti.
Quanta gente che ho conosciuto a Lugo! Sotto i portici del Pavaglione c’erano cittadini, amministratori, donne impegnate per le donne… una giornata davvero interessante, nella quale ho trovato l’attenzione e la cortesia di tante e tanti. La Circoscrizione Nord Est nella quale sono candidata per il PD è vasta e ogni territorio ha sue caratteristiche ed esigenze. Oggi a Lugo è stata ribadita l’importanza di fare riferimento alle candidature femminili anche se provenienti da territori diversi, così come citato e sollecitato dal nostro segretario Dario Franceschini all’ultima direzione nazionale, nella quale ha ricordato che delle 3 preferenze disponibili, almeno una deve essere riconosciuta ad una candidata donna. Bravo Dario, e brava Lugo, che si è dimostrata attenta a tale proposta.
Abbiamo anche riflettuto su quanto avvenuto ieri alla Saras di Cagliari, dove hanno perso la vita sul lavoro Daniele Melis, Gigi Solinas e Bruno Muntoni: la loro scomparsa, e l’altra morte bianca avvenuta oggi a Parma mettono ancora più in evidenza un fenomeno che il Presidente Napoletano ha definito “tragedia nazionale”. L’inasprimento dei controlli così come attuato sotto il Governo Prodi aveva in qualche modo creato i presupposti per un’attenzione più sistematica agli infortuni sul lavoro. Le lacrime di coccodrillo che abbiamo visto versare in questi giorni dagli esponenti del Governo ci fanno invece indignare perche loro stessi hanno allentato il giro di vite sui controlli. Se poi pensiamoo che in Europa dove i conservatori hanno la maggioranza al Parlamento europeo è stata attuata una proposta di legge comunitaria che innalza le ore di lavoro settimanali a 60 – 65, è ben chiaro come possa essere facile imbattersi in infortuni sul lavoro di fronte a così tante ore lavorate. Dobbiamo fermarli!
Il pomeriggio di Lugo si è sviluppato su temi a me famigliari. Cristina Federici e Mirella Dal Fiume mi hanno sottoposto un documento composto da un gruppo di donne del territorio, chiamato “Tabella di marcia donne Bassa Romagna”, nel quale si ribadisce in maniera chiara, concreta ed efficace una serie di azioni per favorire una visione di genere nel campo delle politiche locali. In particolare si sottolinea la necessità di pari opportunità, la rappresentanza politica di genere nello sviluppo della comunità, percorsi formativi di confronto, convivenze di quartiere, banche del tempo, tutti modi e approcci strategici per lo sviluppo di politiche di genere che ho raccolto con interesse, per integrare anche le mie personali riflessioni.
Doversi ringraziamenti a Cristina Federici, consigliera della Prov. di Ravenna, l’Assessore alla cultura Barberini e Ombretta Toschi, assessore al welfare del comune di Lugo, il Vicesindaco di Lugo Fausto Cavina, Giacomo Baldini segretario del Circolo PD di Lugo, Alessandra Fiorini, segretaria comunale PD di Lugo, Paolo Pirazzini, Coordinatore PD Bassa Romagna, Mario Cazzotti, Consigliere Regionale, Giancarlo Cioni, Presidente ACM, Mirella Dal Fiume, esperta di politiche di genere e tutti quelli e quelle che non ho citato, ma ho incontrato e apprezzato.
Le politiche agricole nascono con l’idea d’Europa, perché allora, circa 50 anni fa si usciva dalla seconda guerra mondiale e c’era penuria di cibo e una seria necessità di produrre derrate alimentari.
L’Europa inizia ad occuparsi di agricoltura per lanciare un incremento della produzione, migliorare il tenore di vita delle popolazioni sul continente, stabilizzare i mercati, ricondurre a prezzi ragionevoli le derrate alimentari dopo i rimbalzi subiti nel corso della guerra, favorire lo scambio tra paesi.
Oggi molti di questi elementi sono rimasti strategici, altri hanno subito evoluzioni: l’Italia in particolare, assieme al blocco composto da Francia e Spagna, lega le politiche agricole all’attenzione sulla sicurezza alimentare, non intesa soltanto come salubrità degli alimenti, ma come tutela delle specificità. Nel nostro Paese i prodotti DOP (Denominazione Origine Protetta) sono per l’80% della produzione Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, Mozzarella di bufala campana. Allora è chiaro che la nostra attenzione su tali – naturali – specialità deve essere ampia e sistematica: l’Italia, paese che ospita l’Authority Alimentare, si batte da anni per l’eliminazione degli additivi alimentari (sia naturali, sia chimici) nei prodotti, pena il danneggiamento delle produzioni agricole. Si pensi a che danno di immagine e qualità produce la pratica di inserire nella produzione vinicola lo zucchero per l’aggiunta di dolcezza e di gradazione, una pratica da disconoscere.
Anche in agricoltura come in tutti gli altri comparti produttivi del Paese è necessario arrivare ad un ricambio generazionale, che nel settore primario fatica a prendere piede soprattutto per una ragione culturale che rende meno attrattivi quei lavori in cui “ci si sporca le mani”: si tratta di un luogo comune da eliminare, e si fa strada la necessità di costruire una diversa valorizzazione dei lavoratori, attraverso un’immagine sociale positiva di chi sceglie di lavorare in ambito agricolo.
Non possiamo rischiare di perdere il patrimonio delle conoscenze agricole poiché questo è anche e soprattutto utile nel mantenimento della qualità ambientale e paesaggistica: pertanto, resto convinta che l’Europa debba continuare a sostenere l’agricoltura, almeno nella misura in cui lo fa oggi, con il 40% del bilancio comunitario dedicato alle politiche agricole.
A chi interessa davvero il clima? Francamente me lo chiedo da tempo, e ne ho fatto un tema per un mio intervento nei giorni scorsi. Il clima deve essere una causa comune, perché tutti viviamo, respiriamo, sfruttiamo questa Terra. C’è una responsabilità collettiva sul clima che riguarda l’intera famiglia umana: è uno dei pochi argomenti sui quali dovremo trovarci tutti d’accordo perché al di là dei colori politici, dei confini nazionali, dei credi religiosi… e invece non è cosi.
L’importanza e la centralità strategica del clima non sono chiare: non esiste un tribunale internazionale al quale rendere conto dei danni ambientali, quando accadono. Chi paga per il petrolio in mare? Per le centrali nucleari che perdono sostanze tossiche? Per l’inquinamento idrico?
Detto così potrebbe essere banale, ma attenti, non è vero. Un’inferiore qualità del clima si rivela una minaccia per la sicurezza internazionale e locale, per il mancato accesso alle risorse fondamentali (quante guerre scoppiate per penuria di acqua o di cibo!): lottare per ridurre al minimo gli scompensi causati dai cambiamenti climatici significa attivare strumenti per mantenere la pace.
Il controllo del clima ha stretti rapporti anche con la crescita economica: è stato calcolato che per diverse regioni non adottare misure di contrasto ai cambiamenti climatici significa registrare un effetto negativo sul PIL da – 5% a – 20%. Per paradosso la spesa impiegata per il contrasto ai cambiamenti climatici sarebbe pari allo 0,5% , 1% del PIL, ed è evidente la chiara sproporzione in atto, senza calcolare le perdite sul piano sanitario, ancor più onerose in termini umani e finanziari.
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